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Oggi esiste ancora la poesia oppure il poeta è semplicemente morto e sepolto nell’avida corsa alla tecnologia più sfrenata?



Un tempo, dopo aver letto le opere più rappresentative di un’artista dalla penna ispirata, noi eravamo soliti domandarci, con l’ingenuità tipica del ragazzino curioso, chi fosse realmente il poeta …
Una domanda che forse, anzi sicuramente, in questo terzo millennio da dimenticare per cattiveria ed aggressività umana, suona quasi come una sorta di provocazione dannatamente fuori luogo, una specie di barzelletta statica che di certo stenta a strapparci una risata.
Al contrario nel secolo scorso, quando noi ( e mi ci metto anch’io ) eravamo più veri di cuore, di testa e di spirito, leggevamo nel poeta l’essenza profumata di quel fanciullino scanzonato che ci serviva su un piatto d’argento gli ingredienti migliori per vivere a pieno una sana e genuina fuga da noi stessi.
Il poeta incarnava perciò un’anima pura, un atto d’amore totale che si prodigava, come fedele vassallo della conoscenza, ad intraprendere, in una silenziosa nostalgia quasi profetica, quel viaggio utopico che ci accompagnava, mano nella mano, dal FINITO all’INFINITO.
Lui era fanciullo etereo, quasi  una creatura misteriosa e mistica, che anelava ad un muto miracolo: dipanare un segreto mai svelato!
Come quel bimbo che giocava a piedi nudi nel verde, così il poeta giocava con le parole, addomesticandole in un’orgia benevola di sentimenti all’ennesima potenza, facendole abbracciare teneramente con quegli stormi indisciplinati di pensieri sempre in volo.
Il poeta era vissuto a pelle, percepito dentro … quel fragile aquilone di carta pesta, che incalzando baldanzoso quel venticello, caro amico, intonava al mondo un nuovo canto!
La stessa nostra letteratura ci ha offerto splendide pagine di brani memorabili capaci di descrivere in modo appassionato ed appassionante il vero ruolo e la vera essenza del poeta.
Mi ricordo che quando ebbi la fortuna di leggere per la prima volta “La Pioggia Nel Pineto” rimasi assai colpito da quell’ atmosfera  idilliaca che dal nulla, quasi se ci trovassimo in un incantesimo senza tempo, si concretizzava quella MATERIA SOMMA che stava alla base della stessa poesia.
In uno splendido girotondo di PANTHA REI  ogni cosa, anche la più piccola ed insignificante, prendeva vita e si univa in un matrimonio ancestrale, dove il poeta si vedeva un tutt’uno con la natura stessa, che diveniva meravigliosa MADRE benevola e protettiva.
Eppure il poeta non è sempre stato ben visto dalla massa dei più. Infatti la sagace penna di un ispirato Beaudelaire ci aveva stupiti e storditi allo stesso modo, offrendoci il ritratto di un’artista umiliato, deriso e torturato per la sua visione utopica di una vita che andava oltre il reale; di un’esistenza che si scontrava, come in una specie di guerra silenziosa, con quelle certezze schiette, tipiche di una mentalità umana piccola e chiusa a riccio nel suo fatuo provincialismo.
Ma quando il poeta rischia veramente di bruciare le sue ali creative e di spegnere in maniera definitiva il suo fuoco creativo?
Nel momento topico in cui prendeva la malaugurata decisione di uccidere simbolicamente quello scanzonato FANCIULLINO, per poi addentrarsi nei pericolosi meandri del mondo degli ADULTI, fatto di ipocrisie varie, luoghi comuni e schiavitù totale.
E oggi siamo veramente ancora in grado di parlare di poeti e di poesia?
Purtroppo a mio avviso il terzo millennio ha stroncato senza alcuna prova d’appello il ruolo del poeta, relegando la stessa poesia in una sorta di cantina buia, dove quattro nostalgici vestiti di polvere e di malinconie tentano invano di riesumare “la salma”.
I veri “killer” della poesia in questo momento storico, così poco ricco di appeal, sono i “MILLENIAL” … quella nuova generazione, che senza rendersene conto, ha umiliato e sbeffeggiato, prendendo a calci tutto quell’inestimabile patrimonio letterario ed ideologico, che fino a ieri rendeva il BEL PAESE protagonista indiscusso nel panorama delle arti.
Ormai oggi per l’individuo non è più importante “essere” nel senso più bello ed intimo di questo vocabolo; l’importante è apparire in tutto e per tutto, magari in un selfie per mendicare un like, credendo di essere finalmente qualcuno!
Nessuno più brama o lotta per ottenere o palesare una sana originalità o una genuina individualità di testa e di cuore; tutti fanno parte di un branco assatanato di presenzialismo … palestrati, belli ed affascinanti con il cervello sempre in vacanza!
Ma poi, a conti fatti, quale potrebbe essere la ragione perché anche nel terzo millennio sia ancora utile porsi quelle domande canoniche che nobilitano l’intelligenza e lo spessore dell’uomo, quali: chi sono? – cosa voglio?- perché esisto?- dove vado?- da dove vengo?
Oggi per essere artisti basta vendere l’anima al virtuale, vendere fumo all’effimero; per illudersi di essere veramente felici …. Perché tutti ci guardano o ci invidiano!
Ma quando la sera ti scopri tremendamente solo e vinto, inevitabilmente ti accorgi con dolore di non esistere veramente! Ti accorgi veramente che un orco cattivo ti ha portato via la poesia e quella meravigliosa voglia di sognare nuove vite … nuovi orizzonti!



Oggi il poeta è morto

Dov'é il poeta?
nel ricordo sbiadito
di un giorno di festa
...quella mosca bianca
che si appoggia
sulla cacca
di quel cane vecchio e stanco
ucciso a bastonate
...
Dov'é il poeta?
in quella folle anima
perversa e smarrita
nella scatola magica
dei suoi mille perché
sdraiato nel fango
dei suoi pensieri
come la carogna di un animale qualunque
che diventa cibo preferito
per avvoltoi vogliosi!
...
Dov'é il poeta?
nella tristezza di un povero idiota
che crede ancora
nell'albero della cuccagna
pur sapendo in cuor suo
che mai potrà essere felice
in un mondo che odora
di ipocrisia
....
una voce roca
una voce stanca
che implora solamente
un pò di silenzio
e forse un sogno
prenderà forma...



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