LA DOMENICA

COME UN RITO
PROPIZIATORIO
ARRIVA PUNTUALE
NEL CELERE ESISTERE
DI UN UOMO QUALUNQUE

LUI GUARDA L'OROLOGIO
E CALCIA 
QUELL'ULTIMO PALLONE
LE ORE DI LIBERTA'
SVANISCONO
NEI TRATTI INERMI
DI UN VOLTO PALLIDO

IL CANCELLO 
DI ROSE GIALLE
CELA
UN UNIVERSO PRIVO
DI STELLE

IL DISAGIO
DI UN FIGLIO
CHE NON RICONOSCE
PIU'
LA PROPRIA MADRE

LEI MINUTA E FRAGILE
NELLA SUA VESTAGLIA 
ROSA
MIRA UN PUNTO OSCURO
NELL'ORIZZONTE
ORMAI FERITO
A MORTE

IL SUO SGUARDO è LONTANO
IN PRATI VERDI
E
IN CIELI AZZURRI

LA MATERNITA' 
UNO SBIADITO RICORDO
SEPPELLITO
NEL LABIRINTO
DI UNA MENTE
CADUTA
IN UN SONNO ETERNO

LUI LE PRENDE
LA MANO
SPERANDO
IN UN AMOREVOLE
CENNO DI CONSENSO
GRATUITO

LEI ARROSSISCE
RIVIVENDO
L'ESTASI
DEL PRIMO AMORE
...
UN TENERO VALZER
DI LACRIME
LI ACCOMPAGNA
IN QUELLA SERA
INASPETTATAMENTE COMPLICE

E LA DOMENICA
SI CONSUMA
IN UNA MALINCONICA
GIOCOSITA'
DI RICORDI
DAL PROFUMO
DI PINO




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