Con un clamoroso coupe de théatre l’autore Marco Malvaldi abbandona i suoi pupilli “ i simpatici ed esilaranti vecchietti del Barlume” per puntare tutto sulla sua ultima fatica dal titolo “ Il borghese Pellegrino”, romanzo alquanto singolare dove il fiuto infallibile del strafamoso gastronomo Artusi risolverà un intricata vicenda a tinte gialle ambientata nella Belle époque.

Questa storia avviene cronologicamente dopo la pubblicazione di “odore chiuso”.

Il suo protagonista è dunque ispirato in modo sfacciato al grandissimo gastronomo emiliano, del quale quest’anno ricorre il bicentenario della nascita, famoso per il suo manuale “ La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene.”

Ne “il borghese Pellegrino” Artusi viene invitato ad una cena prestigiosa dove la fa da padrone l’élite dei soliti eletti e dove viene anche invitato il suo più caro amico Paolo Mantegazza, professore e docente di Fisiologia, personaggio chiave nell’economia dello stesso romanzo ….perché rappresenta il trait d’union tra l’Artusi e lo stesso padrone di casa, il commendator Secondo Gazzolo.

 La prestigiosa cena si svolge nel castello di Campoventoso  per un fine settimana  all’insegna del buon gusto in fatto di cibo e di chiacchiere riguardo possibili affari commerciali.  Secondo Gazzolo é proprietario di un’industria conserviera assai conosciuta ed apprezzata dai più.

A questo rendez-vous  mondano  partecipano anche tra gli altri  il ragionier Bonsci che si occupa di assicurazioni e prestiti e che, in modo assai spudorato, a quel convito spera di siglare anche l’accordo matrimoniale della figlia Delia – pure lei presente all’evento – con il dottor Viterbo, banchiere grasso e avanti con l’età, ma alquanto  bonario e riflessivo. Ci sono poi altri due convitati che  completano e danno un senso al banchetto medesimo: Everardo D’Ancona, delegato italiano del consiglio che regola gli accordi tra Europa ed impero Ottomano, e Alijan, suo subalterno per parte turca. Per motivi diversi, ciascuno dei convenuti ha interesse ad incontrare il delegato e il suo collaboratore, in primis proprio il padrone di casa, che a tale scopo diventa intraprendente e fa recapitare al nostro Pellegrino una confezione del prodotto per la prova d’assaggio. Ma c’è un però in questo gesto che di per sé non ha niente di eclatante … all’Artusi la carne non piace perché a suo dire il prodotto in questione risulta essere alquanto speziato.

 

 

Sin dalla primo momento della cena va evidenziandosi  la diversità di vedute dei commensali sugli argomenti più disparati e non manca qualche battibecco che minaccia il buon andamento dell’operazione. Ma qualcosa di peggio turberà di lì a poco la serenità degli ospiti, mandando all’aria qualunque velleità commerciale e gettando un’ombra di sospetto sull’intera brigata, servitù compresa.

Come da suo carattere … assai noto tra i suoi amici e conoscenti … lui stesso conta di dire a cena e senza peli sulla lingua ciò che pensa di quella carne al pomposo industriale, che nel frattempo si trova in una villa alle porte di Firenze, in quel desco illuminato da banchieri, finanzieri locali e dall’onnipresente Mantegazza.

La serata tra paillettes e forti spremute d’uva si svolge dunque in un’atmosfera tranquilla e al termine della cena tutti i presenti vanno ritirandosi nelle loro rispettive stanze.

Tutto sembrava essere andato per il verso giusto fino a quando il mattino seguente uno di loro non si presenta a colazione.

Gli ospiti increduli si imbattono in un cadavere certamente morto nella propria stanza. Inizialmente si crede che la vittima sia deceduta a causa di un attacco cardiaco.

Ma il Mantegazza non la pensa così ed invita il suo amico Artusi a lavorare in team con lui per smascherare  in tutta tranquillità, l’assassino tra i numerosi ed insospettabili presenti.

Un ulteriore, importante personaggio deve irrompere sulla scena e monopolizzarla con interrogatori, supposizioni, ragionamenti e imprevedibili scoperte: è il delegato di pubblica sicurezza Saverio Maria Artistico, amico dell’Artusi dai tempi del primo caso in cui questi si ritrovò coinvolto. Artistico, com’è immaginabile, è qui perché è stato commesso un omicidio, peraltro in modo assolutamente inspiegabile: il morto si trovava nella sua camera chiusa a chiave dall’interno e totalmente inaccessibile per chiunque. Come ha fatto, quindi, l’assassino a compiere il suo crimine senza essere visto? Come ha acceduto alla camera? Sono queste le domande con cui si arrovella l’ispettore Artistico che sa che prima di cercare il “perché” deve trovare il “come” per poi arrivare, finalmente, al “chi”. In suo aiuto verrà, improvviso e provvidenziale, proprio l’Artusi che, grazie al suo libro, alle sue ricette, alla familiarità con la chimica, all’intelligenza e alla capacità di collegare elementi e tasselli, darà un sostanzioso contributo alla risoluzione del caso.

“Il borghese pellegrino” è un classico giallo definito dagli stessi addetti al lavoro “ da camera chiusa”.

È ambientato nel 1900 e ci trasporta in quell’atmosfera tipicamente da Belle époque, facendo così emergere anche gli imbarazzanti  intrecci tra politica e finanza che avevano caratterizzato il Bel Paese Malvaldi è famoso per la collana di gialli da cui è stata tratta la fortunata serie televisiva di sky  “ I delitti del barlume”.Sebbene a tratti sia forse un po’ troppo lento, Il borghese Pellegrino è un giallo della camera chiusa ben scritto e ben congegnato, divertente e godibile. Con irresistibile ironia, Malvaldi crea una storia perfettamente calata nell’epoca in cui è ambientata – la Belle époque e i fiduciosi anni della ripresa del commercio e dei contatti con l’estero – eppure, a suo modo, attuale e mai banale. Davvero un ottimo modo di rendere omaggio a una figura poco valorizzata della nostra gastronomia, nonché alla nostra cucina, intramontabile perché fatta di esperienza, tradizione, studio e voglia di mangiar bene. Omaggio, ovviamente, all’insegna del giallo!

 

 

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