TRISTE E SOLITARIO SE NE STAVA IN DISPARTE IN QUEL CAMPO DI GRANO ... QUEL PAPAVERO ROSSO, COSì ESILE E FRAGILE, RESPIRANDO SOLE E FUGGENDO LA MALINCONIA DI UN INVERNO ANCORA TUTTO DA SCOPRIRE.
E MENTRE LA NATURA ASSOPITA CERCAVA NUOVA LINFA, IL TUTTO ANDAVA ADDORMENTANDOSI IN UNO SCHIOCCO DI DITA.
POVERO PAPAVERO ROSSO, ISOLATO, BULLIZZATO IN QUELL'ANGOLO ANGUSTO TRA LETAME E RIFIUTI.
NIRNTE PIù LO FACEVA SORRIDERE .... LA VITA PER LUI NON ERA ALTRO CHE UN CANTO AFONO, CHE NON FACEVA ALTRO CHE CONDURLO DOLCEMENTE ALLA CONSAPEVOLEZZA DI Sè.
I SUOI FRATELLI ERANO STATI SEVIZIATI E MALTRATTATI A TRADIMENTO DA QUELLA MACCHINA INFERNALE, TELECOMANDATA DALL'ARROGANZA DI QUELL'UOMO QUALUNQUE
- BASTARDO PER NATURA E SOPRATTUTTO PER CONTRATTO- UN ESSERE IMMONDO, INVASATO E SERVO DEL DEMONIO .... VESTITO DI PROGRESSO E DI IPOCRISIA.
COME ERA BELLO IN QUEL MESE DI MAGGIO COL SUO ABITO ROSSO SANGUE! CHE ATTIRAVA, SEDUCENDO - COME IL POLLINE .... LE LABORIOSE API .... LO SGUARDO COMPIACIUTO DI QUEI DUE GIOVANI AMANTI VANESI VENUTI DAL NULLA. E PROPRIO QUEL TENERO AMORE ERA PER IL PAPAVERO ROSSO L'ALLEGRA MELODIA DI UN POSSIBILE RISVEGLIO!
MA QUANDO LA NOTTE BUSSAVA ALLA SUA PORTA IL SUO BEL VESTITO COLOR DELLA SEMPLICITà ANDAVA INESORABILMENTE SCIUPANDOSI E LUI PIANO PIANO PERDEVA LE FORZE VOLANDO DOLCEMENTE NEL PAESE DELL'OBLIO!
Commenti
Posta un commento